venerdì 27 giugno 2014

Accademia Filarmonica Romana in collaborazione con l'associazione Donne per la Dignità presenta:

Venerdì 27 giugno 

Giornata dell'Iran

17:00
Sala Affreschi – Solitudine di Luna
Apertura esposizione della pittrice e illustratrice Atefeh Rezaei

17.00 Sala Casella
proiezione film Fifi Howls from Happiness di Mitra Frahani

seguito da Tanavoli According To Tanavoli di Leila Naghdi Pari

19.30 Sala Casella
7 Djan, performance sulla poesia di Attar Farzaneh Joorabchi, voce
Arshid Azarine, pianoforte
Shahrokh Moshkin Ghalam


21.30 Giardini -
Homay & Mastan in Rome
Parvaz Homay, canto e tar
Alireza Mehdizadeh, kamanche
Shahab Torbati, percussioni
Musiche e poesie della tradizione persiana

Con la partecipazione straordinaria di Shahrokh Moshkin Ghalam

Per Info e prenotazioni: 063201752

http://www.filarmonicaromana.org/index.php/calendario-concerti/item/182-iran




Donne per la dignità in collaborazione con l'Accademia filarmonica romana presenta:



Concerto di musica persiana con  Homay e Mastan
Venerdì 27 Giugno 2014
Accademia Filarmonica Romana, Via Flaminia, 118 - 00196 Roma


sabato 17 maggio 2014

Il mio Iran visto attraverso l’hijab
di Tiziana Sforza con Parisa Nazari
http://www.gingermag.it/2014/05/il-mio-iran-visto-attraverso-lhijab-by.html?m=1


Otto giorni con l’hijab sulla testa.
Otto giorni con le braccia e le gambe rigorosamente coperte, anche quando la temperatura saliva oltre i 30 gradi.
Otto giorni con la consapevolezza che, una volta rientrata a casa, avrei potuto restituire quel velo alla sua originaria funzione d’uso: proteggere il mio collo dal vento.
Otto giorni sono pochi per comprendere realmente che cosa significa essere donna in Iran.
Ma sono sufficienti per averne un assaggio.

E così scopro che cosa vuol dire dover mangiare con attenzione e a piccolissimi bocconi per non sporcare di cibo il velo appena che mi contorna il viso.
Scopro che cosa vuol dire sentire la testa che scotta per il sole cocente, con l’effetto del calore amplificato dalla stoffa.
Scopro che cosa vuol dire poter usare una sola mano per fare tutto (scattare una fotografia, sfilarsi i sandali prima di varcare le porte di una moschea, reggere la borsa che sta scivolando lentamente…) perché intanto l’altra mano è impegnata a tenere stretti insieme i lembi del chador.

Se l’hijab – un foulard che copre capo e collo - è perlomeno sopportabile, il chador mi fa catapultare in un’altra dimensione. Devo indossarlo per accedere alle principali moschee del paese.
Se una donna non ha il proprio chador, gliene viene gentilmente offerto uno all’ingresso.
E’ grande all’incirca quanto un lenzuolo a una piazza e mezza. Spesso è di flanella, il che può essere gradevole nella stagione invernale, un po’ meno nel periodo compreso fra aprile e ottobre. Se non conosci la tecnica per indossarlo, la cosa più facile da fare è poggiarselo sul capo e cercare di annodarselo da qualche parte, sperando che non scivoli per strada durante il cammino. Spesso ho rischiato inciampare nei suoi lembi.
E quando – mio malgrado – il chador non riusciva ad avvolgermi completamente e fuoriusciva un ciuffo di capelli o un centimetro quadrato di collo, la punizione non tardava: le severe signore addette al rispetto delle procedure mi bacchettavano con uno “scopino” verde. Sì, proprio quello che si usa per spolverare.
L’esperienza del chador mi ha fatto sentire goffa, imbranata, impacciata e impedita nei movimenti. Si sentono così anche le donne iraniane?

Molte di loro hanno ormai imparato a convivere con l’hijab, alcune lo indossano con grande disinvoltura e lo hanno perfino trasformato in un accessorio di moda.
Altre donne lo subiscono. Resta il fatto che, un hijab correttamente indossato è il foglio di via per vivere al di fuori delle pareti domestiche e per svolgere professioni che prevedano il contatto con il pubblico: nella pubblica amministrazione, nella scuola, nell’università, negli ospedali, nelle compagnie aeree, etc.
Rimangono però dei divieti: ad esempio pur coperte dall’hijab, alle donne non è comunque consentito andare allo stadio.
Sugli autobus siedono in una zona loro riservata, per evitare qualunque forma di contaminazione con gli uomini. Questo divieto non vale però in aereo, il che conferma la schizofrenia sociale che ruota attorno alla percezione delle donne nella società. Loro però non si rassegnano a chi le vorrebbe coperte e relegate al rango di mogli e madri.

Le ho viste sorridenti su una corriera che le conduceva in gita scolastica, con la loro divisa composta da hijab e manteau nero.
Le ho viste passeggiare nel bazar di Teheran, sorseggiando freschissimi frullati di banane e pistacchi, di cachi e datteri.
Le ho viste guidare automobili e taxi, in modo altrettanto aggressivo e forsennato dei loro colleghi uomini.
Le ho viste truccatissime, curatissime, ossessionate dalla perfezione fisica.
Parisa Nazari, giovane iraniana residente in Italia e fondatrice dell’associazione “Donne per la Dignità”, mi spiega il motivo di questa ossessione. “In Iran le donne, con il loro abbigliamento, definiscono il loro rapporto con le istituzioni, che vietano loro di vestirsi secondo la propria volontà. Ho sempre ammirato il loro coraggio e la loro determinazione, anche se a volte trovo che qualcuna abbia un look eccessivamente appariscente”.

Nelle grandi città (Teheran, Isfahan, Shiraz, etc.) ciuffi di capelli cotonati e lucenti contornano i loro visi perfetti, gli occhi impreziositi da kajal e ombretti brillanti, le sopracciglia tatuate per dare maggiore profondità allo sguardo, i nasi rimodellati dal sapiente tocco del chirurgo estetico.
Già, perché in Iran la rinoplastica pare essere diventato lo sport nazionale.
Solo a Teheran lavorano oltre 300 chirurghi specializzati in questo settore. Le donne che si sottopongono all’operazione – che costa di base circa quattrocento dollari - hanno fra i 9 e i 45 anni. Spesso sono gli stessi genitori a “farne dono” alle proprie figlie. E all’uscita dalla sala operatoria, sfoggiano il nuovo nasino bendato pregustando il momento in cui potranno mostrarlo in tutto il suo splendore. Perché lo fanno? Secondo la legge, le uniche parti del corpo che possono restare scoperte sono il viso, le mani e i piedi. È ovvio che le ragazze iraniane ci tengano a rimuovere la minima imperfezione da quel poco che possono mostrare.
Anche sull’abbigliamento, nelle grandi città, è concessa qualche licenza. Occorre sì coprire gambe e braccia. Ma spesso i pantaloni sono sostituiti dai fuseaux. Le casacche e i cappotti non sono poi così larghi: ciò che va per la maggiore è il manteau - che negli ultmi anni assomiglia più ai vestiti occidentali e meno al sobrio manteau islamico di una volta - ossia uno spolverino aderente e dai più svariati colori (a volte anche leopardato o tigrato) che evidenzia le forme femminili e slancia la figura. Ovviamente al manteau va abbinato l’hijab - complemento imprescindibile dell’abbigliamento - che ne riprende i colori o la fantasia.
“La moda creativa – continua Parisa Nazari - permette alle donne da una parte di non rischiare pene severe per aver infranto il codice di abbigliamento vigente, dall'altra di esaudire il proprio desiderio di esprimersi. Questa scelta io la percepisco come una lotta contro chi interpreta le leggi islamiche imponendo alle donne di presentarsi in pubblico mostrando solo il viso e le mani. E’ vero, ci sono donne che credono nel’hijab e lo indossano per convinzione religiosa, ma molte lo indossano solo per non essere incriminate. Chi poi decide di truccarsi, indossare un velo colorato che copre poco o un manteau aderente e corto fa una scelta precisa ogni volta che esce di casa. Sceglie di correre il rischio di essere fermata, multata e condotta in commissariato come se fosse una criminale”.

Secondo la legge, infatti, chi non indossa l'hijab in modo ortodosso rischia una multa salata, le frustate o il carcere. L’articolo 638 del Codice penale iraniano, ratificato nel 1996, afferma che “Chiunque violi esplicitamente un tabù religioso in pubblico, oltre ad essere punito per il gesto specifico, sarà incarcerato da dieci giorni a due mesi oppure sarà flagellato (74 frustate). Le donne che compaiono in luoghi pubblici senza indossare un velo adeguato saranno condannate da dieci giorni a due mesi oppure a versare un’ammenda da 50.000 a 500.000 riyal”.
L’associazione “Justice for Iran” ha denunciato che negli ultimi dieci anni (2003-2013) sono state arrestate più di trentamila donne a causa del copricapo “inadeguato”.
Ma cosa significa indossare il velo in modo adeguato? Il Corano di per sé non fa riferimento a hijab o chador. Sono le sue successive interpretazioni ad aver introdotto la pratica di nascondere il corpo della donna affinché l’uomo non cada in tentazione.

Quando ho visto le giovani ragazze sedute sulle panchine del giardino botanico di Shiraz chiacchierare con i loro fidanzati, ho pensato che tutto sommato né la legge né il servizio di “polizia morale” riescono a fermare la voglia degli adolescenti di vivere, di conoscersi, di amare. In realtà la scena romantica a cui assisto nei giardini di Shiraz non è che la punta dell’iceberg. Pare infatti che, soprattutto nelle grandi città, esista una sorta di schizofrenia fra vita “pubblica” – fatta di osservanza formale dei dettami in tema di abbigliamento e gestione delle relazioni – e vita “privata”, quella delle feste che si svolgono fra le pareti di casa – fatta di eccessi, fiumi di alcool, disinibizione e a volte droga. L’importante è che tutto avvenga all’interno delle pareti di casa: se ti beccano sono guai.
“La cosiddetta schizofrenia iraniana – spiega Parisa Nazari - è una condizione grave con la quale ho convissuto anche io fino all'età di 18 anni, quando ho lasciato il mio paese. Avere una vita privata fondamentalmente diversa da quella pubblica e doverla nascondere a chiunque non venga considerato di fiducia è particolarmente difficile per un bambino o per un adolescente, che avrebbe bisogno di definire in modo univoco il proprio rapporto con la società. Per un genitore, poi, non è facile riuscire a educare un figlio a non raccontare a scuola come si vive nella propria casa senza lasciare un segno nella sua psiche: non raccontare per esempio una semplice festa di compleanno, perché questo vorrebbe dire rischiare di far sapere che si festeggia con la musica proibita e le vietatissime bevande alcoliche, insieme alle donne non velate. Si sopravvive imparando a riconoscere chi fa parte del proprio mondo e chi no, creando un cerchio di amicizie e conoscenze che fanno sentire al sicuro”.

domenica 23 marzo 2014


Storia e tradizioni del capodanno dall'antica Persia ad oggi
Uomoni e Profeti, Radio RAI 3

Un programma di Gabriella Caramore con
Parisa Nazari e Alberto Negri

mercoledì 26 febbraio 2014


Caro Francesco, parla con noi

In occasione dell’uscita del n. 103 della rivista Leggendaria. Libri Letture Linguaggi, che pubblica un Tema dedicato al rapporto tra Papa e le donne, ne discutono;

Gabriella Caramore (scrittrice e conduttrice Rai)
Suor Alessandra Cristelli (salesiana)
Christian Raimo (scrittore)
Daniela Ropelato (Movimento dei Focolari)
Marinella Perroni (Teologa)


Mercoledì 26 febbraio 2014
Sala del Cenacolo, piazza Campo Marzio, 42

venerdì 14 febbraio 2014



Donne per la Dignità patecipa alla Campagna internazionale
"One Billion Rising"
ONE BILLION RISING Per dire basta alla violenza sulle donne di fronte ad un'ascesa di stupri e femminicidi che si verificano ogni giorno in tutto il mondo.



Guarda il video:
del 2014
http://m.youtube.com/watch?v=3Jeoc-aWPK0

del 2013
http://www.mediatecaroma.it/mediatecaRoma/canali/Intercultura_e_diritti_umani.html?show=14&index=0&jsonVal=&filter=&query=&id=BdR000001161&refId
 

venerdì 24 gennaio 2014



Fedi e mondo
Uomini e Profeti, Radio Rai 3

con Sergio Botta, Umberto Curi, Parisa Nazari

Cinema e religione: un binomio che un lato sembra conoscere, almeno in Occidente, una nuova stagione e una nuova fioritura (pensiamo a film come Lourdes,Corpo celeste, Habemus papam, Uomini di Dio), dall’altro la più recente cinematografia sembra veicolare i tradizionali contenuti della fede – vita e morte, pietà e perdono, dolore e dono di sé – attraverso altri linguaggi. Di quale trasformazione è sintomo questa trasposizione dei significati? Ne parliamo con il filosofo Umberto Curi, che ai linguaggi espressivi ha dedicato la attenzione di pensiero, con Sergio Botta, attento alle dimensioni religiose e antropologiche nelle culture più diverse, con Parisa Nazari, che segue le manifestazioni cinematografiche e artistiche dell’Iran e di altre regioni del Medio e Vicino Oriente.

Ascolta qui:

giovedì 12 dicembre 2013


I COLORI DEL MONDO
Arti e culture per la pace
 
Giovedì 12 dicemnre 2012
 
CIPAX in collaborazione con la Prof.ssa Shahrzad Houshmand presidente dell'associazione Donne per la dignità presenta il concerto della musica persiana con Vahid Haji e il coro Iride dal maestro Fabrizio Barchi.   

 

lunedì 18 novembre 2013

Religioni e democrazia
Dialogo sull’integrazione


L'Università di Alessandria e Donne per la Dignità La invita alla conferenza “Religioni e democrazia” con Gabriella Caramore e Gustavo Zagrebelsky.



18 novembre 2013 ore 17.30
PALAZZO BORSALINO, Sala Lauree, Via Cavour n. 84 - 15121 Alessandria

http://www.fidr.it/progetto1.asp

sabato 9 novembre 2013

giovedì 10 ottobre 2013

Premio Francesco De Sanctis 
Frecciarosa per la saggistica

Un prestigioso riconoscimento, intitolato alla memoria dell'illustre studioso e letterato, sarà consegnato giovedì 10 ottobre dalla Fondazione omonima nell'intento di segnalare i saggi più belli ed innovativi del nostro Paese.
Il Premio Frecciarosa, riconoscimento speciale istituito per questa edizione in collaborazione con le Ferrovie dello Stato Italiane ad una autrice che autorevolmente rappresenti l’impegno femminile nel panorama culturale italiano, è stato attribuito a Gabriella Caramore per Come un bambino. Saggio sulla vita piccola edito da Morcelliana, un libro che racconta le “irraggiungibili grandezze della vita piccola”

 
http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Comunicati/visualizza_asset.html_1604284470.html
 

 


giovedì 4 luglio 2013

 
Donne per la Dignità in collaborazione con L'Accademia filarmonica romana presenta
 
 
Nazioni in Festa – Giornata dell’Iran
nell’ambito del festival estivo della Filarmonica Romana "Giardini di Luglio"
Designed by Fatemeh Behzadi

La giornata iraniana inizia alle 18.00 con la proiezione di tre cortometraggi del giovane regista iraniano Ali Asgari, seguita dalla recitazione tradizionale delle poesie epiche dello Shahnameh (Naghali) eseguita da Ali Shams e Aleandro Fusco; sarà inoltre possibile visitare la mostra fotografica di Habib Majidi, fotografo tra l'altro del film premio Oscar "Una separazione".


Per concludere magnificamente la serata, dalle 21.30:

Concerto all'aperto e omaggio alla nostra amatissima poetessa Forough Farrokhzad con:
Sussan Deyhim
cantante e performer iraniana di fama internazionale
Shahrokh Moshkin Ghalamcoreografo, attore e danzatore e performance di “Barbad Project” di Reza, Hamid e Navid Mohsenipour insieme a Shahrokh Moshkin Ghalam

Si ringrazia l’Ambasciata d’Italia a Tehran.

Per info e biglietti:

http://www.filarmonicaromana.org/index.php/calendario-concerti/item/132-nazioni-in-festa

mercoledì 29 maggio 2013


Donna serva della mia casa
 
Accademia filarmonica romana in collaborazione con l’associazione Donne per la Dignità presenta, due nuove opere di teatro musicale liberamente ispirate ad altrettanti episodi di cronaca che hanno come tema comune la violenza contro le donne.

Fadwa
libretto e musica di Dimitri Scarlato
Fadwa (Colei che si sacrifica) alza la forza dei suoi affetti e con il suo canto rivendica il diritto a vivere e ad amare. Spinto da un fato inesorabile e crudele, sostenuto anche dalla presenza del coro, si compie l’esito che la attende. Fadwa, giovane donna emigrata, innamorata di un ragazzo italiano sarà uccisa da suo padre.
Perché lei non rinuncia.

La stanza di Lena
libretto di Renata Molinari - musica di Daniele Carnini
Una stanza, la sua prigione. Una festa di compleanno. Una bambina cresce e matura a dispetto del suo carceriere. Violenza e morbosa costrizione non riescono a piegarla, a cancellare la sua identità. Lena, dopo otto anni di prigionia, sa ancora che cos’è la libertà. E quel giorno è oggi.
Oggi lei uscirà da quella stanza.

 
EVENTO SPECIALE
Donna, serva della mia casa – tavola rotonda
Teatro Olimpico ore 18.30

La tavola rotonda aperta al pubblico, sarà coordinata da Stefania Ulivi della 27esima Ora del Corriere della Sera.
intervengono:
Sharzad Houshmand, teologa iraniana, Presidente di Donne per la dignità
Anita Rathore, Responsabile del Comitato Norvegese di Contatto tra Immigrati e Autorità
Gabriella Moscatelli, Presidente di Telefono Rosa, Renata M. Molinari, autrice del libretto di La stanza di Lena.


http://teatroolimpico.it/programmazione/stagioni-passate/2012-2013/donna-serva-della-mia-casa.html

giovedì 23 maggio 2013


Tra deserto e mondo. I luoghi di Gesù di Nazaret

sabato 25 maggio 2013, ore 12.00 e 17.00
sala Maggiore Palazzo Comunale - piazza del Duomo, 1
Gabriella Caramore
 
In tutte le Scritture la geografia dei luoghi ha pregnanza simbolica e decisiva: è su un alto monte che Mosè riceve le “dieci parole”; è un deserto che il popolo d’Israele deve attraversare per guadagnare libertà. Anche nella vita di Gesù di Nazaret i luoghi raccontano l’avventura della sua Parola tra gli umani, la fatica di farsi strada nel rumore del mondo. Nel deserto Gesù fa prova della debolezza e della forza nella tentazione, ma anche trova spazio al silenzio e alla preghiera; ed è per le strade di Galilea che incontra folle di derelitti in cerca di speranza. Percorrendo campagne, salendo sulle alture, attraversando il fiume e il mare, insegna, annuncia, ammonisce. Fino ad arrivare alla grande città che gli sarà fatale, giungendo al “luogo del cranio”, dove sperimenta un altro deserto, quello dell’abbandono degli uomini e di Dio. Ma la Parola, forse, non si lascia imprigionare dai luoghi e neppure dalla morte.

 

 

 

martedì 15 gennaio 2013

Buddha è collassato dalla vergogna


Il Film Festival Senza Frontiere – Without Borders e la Commissione delle Elette presentano il 15 Gennaio 2013 presso la Casa del Cinema di Roma – Largo Marcello Mastroianni 1 - Buddha Collapsed out of Shameper la regia di Hana Makhmalbaf, alle ore 17.30 in Sala Deluxe. Segue alle ore 19 una tavola rotonda e dibattito con il pubblico dal titolo Tutte a scuola presieduta da Monica Cirinnà – Presidente Commissione delle Elette – con Padre Caesar Atuire – sacerdote della Diocesi di Roma, nato in Ghana e fondatore di Amicus, associazione italo-ghanese di cooperazione e volontariato internazionale nel campo della promozione umana e dell’educazione allo sviluppo – e Parisa Nazari iraniana dell’associazione Donne per la dignità e condotta da Iman Sabbah, giornalista arabo-israeliana di Rai News.

mercoledì 4 luglio 2012

DIGNITA’

Come nata dall’alba
l’ho vista uscire
dalla notte oscura
di una povera casa
che pareva avere
radici nel fango.
Indossava un sarii bianco e oro,
la figura dall’incedere elegante,
sinuosa come di sposa
che attende il bracciale
della mistica, dorata
unione d’amore.
Il sandalo puro
sfiorava la terra
come miracolo celeste
lasciando al suolo
solo riflessi di perla
appena pescata dagli abissi.
Così l’ho vista
e non ho domandato
il suo nome:
era scritto nei bordi del sari
che univano in un filo d’oro l’empatia.
Era la dignità
che usciva dalla terra umida,
era la dignità
non più pioggia o vento o stagione;
era un colpo di gong
sprigionante energia composta
nel suo eco vibrante.
Era il silenzio rivelatore,
l’invocazione di una attesa,
la grazia di un passo..
Un antico ritorno,
non più visione ma incontro,
un colore rintracciato
tra le geometriche sfumature
di un arcobaleno:
orgoglio di un frammento,
libertà di un sorriso,
gratuità di un sogno.
Un nome, una figura,
un attimo eterno,
il libero respiro
della bellezza.
Come fior di loto
che non si coglie all’istante
nel rispetto sacro di un compiuto.
Ricca la dignità:
scintilla di potenza conoscitiva
fragranza di una corporeità,
donata,
nata.


Di Marcella Morbidelli

lunedì 2 luglio 2012


"Ogni tanto una scintilla"

Serata di presentazione dell’Associazione Donne per la dignità
Designed by Fatemeh Behzadi

 
L’Associazione culturale e di promozione sociale Donne per la Dignità - Zanan va Karamat

vi invita alla sua presentazione in data 6 luglio 2012 alle ore 19:00
presso l'Accademia della Filarmonica Romana, sala Casella  in occasione della giornata iraniana all’interno della manifestazione "I giardini di luglio"
via Flaminia,118, Roma.
Interverranno:
Shahrzad Houshmand
Gabriella Caramore
Marcella Morbidelli
Parisa Nazari
Fatemeh Behzadi
e
Moni Ovadia (in video)
La tavola rotonda sarà arricchita dalla lettura di poesie italiane e iraniane
con la partecipazione del giovane musicista Giuseppe Molino e dell'attore iraniano Ali Shams.